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RACCONTO sviluppato da un articolo di giornale sulla base di un evento reale
con i bambini della 3. Elementare della Scuola Familiare di LATINA

Re OyoC’era una volta in Uganda un re.  Un giorno egli morì. Visto che aveva un figlio i sudditi decisero di nominarlo re anche se era un bambino di soli 4 anni. Il suo nome era Oyo, era molto piccolo, ma forte e coraggioso e aveva dei poteri magici.

Ben presto si ammalò gravemente anche la sorella e tutta la famiglia si trasferì a Londra in Inghilterra per farla curare. Le cure durarono 3 anni e Oyo andò ad una normale scuola materna. Qui per la prima volta Oyo dovette vestirsi da solo, allacciarsi le scarpe da solo e nessuno lo tratta come un prinicipe o come un re. Pensate che prima lui era abituato ad avere un maggiordomo addetto alla sua “vestizione”.  Purtroppo anche la sorellina di Oyo muore e tutta la famiglia molto triste torna in Uganda. Ma la notte prima di partire, a mezzanotte si posa un gabbiano sul balcone di Oyo, si avvicina al suo letto e gli bisbiglia un messaggio nell’orecchio: “Oyo, non dimenticare che sei re dell’Uganda. Quando tornerai nella tua terra dai un segno della tua potenza a tutto il paese. Non dimenticare che sei un bambino con dei poteri magici!!!”
Purtroppo Oyo non aveva ancora imparato bene ad usare i poteri magici, suo padre non aveva fatto in tempo ad insegnargli come fare prima di morire. Oyo voleva mostrare il suo potere con un leggero terremoto ma purtroppo non prese bene le misure e fù un terribile terremoto dal quale uscì un vulcano pieno di lava che distrusse tutto il paese. Tutte le capanne cadute a terra, tutti gli animali scappati, non c’era più da mangiare.
Oyo ha sette anni, è un re ormai grande abbastanza per decidere di voler riparare questo danno. Allora parte da solo alla scoperta del tesoro, “il tesoro del deserto”, col quale potrà ricomprare le capanne e tutto il resto per il suo popolo.
Un giorno re Oyo parte e passando davanti ad una fattoria trova un bel maialino puzzolente. Accanto al maiale trova delle giraffe che suonano tamburi africani. Quelle giraffe non erano come quelle italiane, al posto di un collo lungo ne avevano uno cortissimo. Re Oyo continua la sua ricerca, non sa bene se questo è già “il tesoro del deserto”, pensa di no. Allora va in un deserto e in quel deserto c’è una montagnozza, e re Oyo ci passa sopra, ad un tratto: “…… BUM!!! ….PADRUSH, ….!!… BOOK …… ECC …… OUN …… MOSTRO ….. Re Oyo è spaventato ma è molto coraggioso. Il mostro è tutto fatto di sabbia con due occhi di pesce, uno di fango, un occhio di rubino e uno di smeraldo. Il mostro lo aggredisce e gli fa una brutta ferita ma re Oyo coraggioso com’era gli tira un sasso nell’occhio di pesce. Re Oyo si lecca la ferita che guarisce immediatamente!
Ad un tratto sente un passo: “BUMM ……. BUMM …..BUMM”, re Oyo si gira e dice: “Ma sei tu Shakiurukiù, l’elefante di Papà?” “Sìììì!!!”, risponde l’elefante con la proboscide lunga tre metri tutta attorcigliata. Poi prende re Oyo in groppa e lo porta nella terra dei canguri. Dopo un pò incontrano un canguro GRANDE E ROBUSTO, TUTTO ARANCIONE con un bel MARSUPIONE. Ora re Oyo vede un albero che non aveva nemmeno mezzo ramo e SHAKIURUKIÙ, l’elefante di Papà, lo apppoggia sopra all’albero così che re Oyo può toccarne la chioma. All’improvviso vede uno scrigno che sta sotto l’albero. Lo scrigno è appiccicato ad una terra verde che è tipo una colla fortissima. Da quella terra esce sempre un mostro appiccicoso. Ma questa volta re Oyo lo sconfigge con lo sputo magico che scioglie il mostro. Poi scende dall’albero, apre lo scrigno sperando di trovare il tesoro per salvare il suo popolo. Ma dentro non trova nulla, soltanto un pò di nebbia. La nebbia si trasforma in nuvola e la nuvola nello spirito di suo padre. Lo spirito di suo padre si fa a forma di mano e indica a re Oyo dove trovare il tesoro per salvare il suo popolo.
Al suo ritorno re Oyo viene accolto dal suo popolo, che non aveva mai smesso di credere nel suo potere e nelle sue capacità, con una gigantesca festa e tanta musica.

 

Intervento all’Università di Latina sulla didattica della poesia

Il mio lavoro sulla didattica della poesia ha le sue basi nel lavoro con i sensi e con la ritualità. I Sensi stanno per l’apprendere partendo dalle proprie sensazioni e dalle esperienze vissute sulla propria pelle. Il Rito sta per l’attraversamento delle fasi del divenire. Vedo l’insegnamento e in prima luogo l’apprendimento come qualcosa che debba passare attraverso l’esperienza personale dell’allievo. Come qualcosa che accompagni ed inneschi il passaggio attraverso le varie fasi della vita dell’allievo stesso. Per sensibilizzare alla poesia non ci si può che muovere seguendo questi principi. 

Per il progetto del brano teatrale sulle cinque fasi della vita ho proceduto nel seguente modo.
1) In classe con i bambini seduti ai  loro banchi e con l’aiuto della lavagna abbiamo definito le cinque fasi della vita umana riportandole poi alla vita di un albero: la gravidanza, il parto, la crescita, l’attività lavorativa, la morte per l’essere umano. Per l’albero: il seme interrato, il germoglio che esce dalla terra, la crescita, l’albero adulto con le sue funzioni all’interno della comunità delle piante del bosco, infine la morte dell’albero.
2) Descriviamo le caratteristiche delle varie fasi che vengono aggiunte nella tabella sulla lavagna, elaboriamo insieme quali elementi sono necessari nelle varie fasi e facciamo dei paragoni tra le fasi umane e quelle della pianta: 1. Fase: sia nel grembo che sottoterra è buio, fa più caldo che fuori e tutto è molto stretto. 2. Fase: Sia il feto che il seme decidono di uscire e per fare questo devono fare uno sforzo indescrivibile e tirare fuori tanto coraggio. Per entrambi fuori c’é luce, fa freddo e si respira aria. 3. Fase: Sia il germoglio che il neonato si nutrono per crescere: acqua, sole, latte. Si cambia velocemente, si apprende, si va a scuola, aumentano le proprie forze. 4. Fase: Sia l’essere umano che l’albero adulto sono attivi per essere utili alla propria comunità. L’essere umano spesso fa lavori socialmente utili, inoltre mantiene la propria famiglia. L’albero cresciuto protegge animali dal vento e dalla pioggia, anche dal sole, trattiene acqua per le piante più minute e gli uccelli fanno il nido fra i suoi rami. 5. Fase: Sia l’essere umano che l’albero alla fine della loro vita muoiono lasciando molte parti di loro stessi all’interno delle comunità in cui hanno vissuto. L’essere umano può lasciare un’eredità, lascia lati del suo carattere ai suoi discendenti, il cognome, a volte il nome, lascia tutti gli oggetti che ha usato. Restano anche il suo affetto e il suo amore. L’albero lascia tutto il suo “corpo” come concime e nutrimento a tutto il bosco. 

Ora spostiamo i banchi e insieme ai bambini creiamo con il mobilio abinato a delle posizioni del corpo le 5 fasi del ciclo umano. Ogni bambino attraverserà queste fasi rivivendo la gravidanza, il parto etc. I bambini si trovano all’interno di un cerchio molto stretto fatto con delle sedie. Anche loro sono stretti gli uni agli altri. Conoscendo approssimativamente le circostanze in cui vive il feto anche loro cucciano il pollice, piangono, si danno degli spintoni. Dopo questo sfogo personale ognuno è invitato ad descrivere con una parola chiave la vita del feto.
E`giunta l’ora di informare i bambini che oramai sono passati 9 mesi, loro sono cresciuti e la gravidanza sta giungendo al suo termine, è ora di nascere. Siete pronti a nascere? Avete abbastanza coraggio di uscire dal grembo ed andare a dare un’occhiata lì fuori!? Lì dove tutto è sconosciuto? Indico la sedia sotto la quale si apre il passaggio per uscire. Uno dopo l’altro i bambini escono, ognuno con una sua tecnica. Abbiamo avuto anche un parto podalico. Anche questa volta chiedo ad ognuno di descrivere l’avvenimento con un parola o frase chiave, che vengono raccolte sulla lavagna. E`qui che ha inizio la parola poetica: essa nasce solamente da esperienze vissute sulla propria pelle.
Per quanto riguarda la fase della crescita questa può essere descritta direttamente dai bambini, visto che è la fase in cui si trovano attualmente. Le restanti fasi vengono descritte osservando nonni e genitori.
Andiamo nel bosco per ritrovare le cinque fasi della vita dell’albero.  Ci troviamo in una pineta. Ai piedi di enormi pini percepiamo la nostra piccolezza. Per terra troviamo alcuni pinoli e alcune pigne sparse. Cosa corrisponde a “il feto nelle pancia della Mamma”? Qual’è il feto? Qual’è la pancia della Mamma? Ricostruiamo tutto ricordando la lezione del giorno precedente. Quindi questi per terra, i pinoli, sono il feto, ma solo quelli sotto terra, quelli che ora non si vedono sono quelli che diventeranno alberi. Confrontate il pinolo con il pino che avete di fronte, incredibile vero? Poggiamo tutti il palmo della nostra mano destra sul suolo in modo da formare tutti insieme un cerchio con le nostre mani. Chiudiamo gli occhi. Mettiamoci mentalmente in contatto con quei pinoli che stanno sotto la terra e che stanno per diventare alberi. Ricordate voi stessi nel “grembo” formato da sedie? Immaginate come è la vita sotto terra. Facciamo silenzio, ascoltiamo i rumori e suoni del bosco, percepiamo la terra umida sotto la nostra mano, il vento sulle nostre guance. Ora questo seme, il pinolo vi parla, parla a quel feto che una volta eravate voi. Ora possiamo riaprire gli occhi e raccogliere le parole e i messaggi che il seme vi ha lasciati.
Bambini, sapete che non ho mai visto il germoglio di un pino? Come facciamo per la fase della crescita? Potrebbe essere questo, forse? Anzi è proprio questo. Grazie bambini che l’avete trovato!

Durante ogni fase invito i bambini a ricordare le caratteristiche della fase in corso e a fare un confronto con la fase umana. Chiedo poi di immedesimarsi intimamente con la pianta nella relativa fase e ricevere dal seme, dal germoglio, dall’arbusto e dall’albero un messaggio privato per la loro stessa vita. Giunti alla fase della crescita, la fase in cui i bambini stessi si trovano, invito i bambini a scegliere una pianticella nella quale si identificano. Questa volta sono loro a parlare alla pianta. Le descrivono le caratteristiche che hanno in comune ed le esprimono la loro amicizia.
Infine possiamo uscire dal bosco sicuri di avervi lasciato una parte di noi stessi e sicuri di riportare un pezzo di bosco in classe grazie ai messaggi che ci ha inviato.
Un contatto così intimo con la natura accompagnato dalla presa di coscienza delle fasi della vita ha caricato i bambini di vitalità. Le parole incontrate su questo percorso sembrano provenire da luoghi remoti più che da noi stessi. Esprimono una grande carica vitale. I bambini hanno fatto parlare il bosco e le loro vite.
L’espressione artistica e la creatività partono sempre dall’animo umano e al contempo appaiono come un fiume attraverso il quale si purifica tutto il mondo che ci circonda. Alla fine è difficile dire da dove provenga l’ispirazione. Essa appare piuttosto come una forma di osmosi tra noi e il mondo circostante.

 

Il Fantasma del terrore

C’era una volta un fantasma di nome Ghost che abitava sul pianeta di Fantasmalandia. Bad, nemico giurato di Ghost, per catturare Ghost cattura la sua fidanzata Ghostina. Bad abita in un castello stregato pieno di trappole.
Un pomeriggio bellissimo Ghost si mette in cammino verso il castello per liberare Ghostina. Ecco che si scatena un temporale e ad un certo punto si sente una cosa strana nell’aria: la morte è vicina. Si aprono le tombe al tramonto e si scatena un terremoto, ma Ghost continua per la sua strada senza paura. Sembra avvicinarsi la fine del mondo, anche le lettere danno un segnale di morte. E’ notte e la luna è piena: gli uomini si trasformano in lupi mannari, le zucche diventano velenose. Temerario Ghost continua per la sua strada. E infatti all’alba del giorno tutto torna alla normalità: il cielo è azzurro, il sole è lucente e i prati sono pieni di fiori. Ghost sa di essersi salvato perché non si è mai fermato, neanche per dormire. Ora però è stanchissimo. Trova una gabbia con della paglia e si mette a dormire. Ghost non si è accorto di essersi messo nella gabbia dei pipistrelli di  uno zoo. Questi, infatti, escono solo di notte. Ghost dorme tutto il giorno fino a notte fonda. Quella notte i pipistrelli non sembrano voler uscire. E dove sono finiti? I padroni dello zoo vanno a controllare gli animali e invece dei pipistrelli trovano Ghost nella gabbia. Lo prendono prigioniero perché pensano che lui ha rubato tutti i pipistrelli. Ghost giura di dire la verità, ma nessuno gli crede. Allora Ghost si ricorda di una formula magica per pipistrelli…………………………….. (formula magica). E davvero tutti e nove i pipistrelli tornano nella gabbia. Ora Ghost è libero e può continuare il suo viaggio.
All’improvviso lungo la strada verso il castello di Bad si sviluppa un nuovo ciclo di vita dell’era giurassica. Dinosauri di ogni specie passano accanto a Ghost. E questa volta Ghost ha un pò di paura. Finalmente qualcuno decide di costruire un parco chiamato Jurassic-Park con due sole razze molto pericolose: Il Tirex e il Verociroptor. Il recinto è di acciaio durissimo e emanda scosse elettriche. Queste due razze uniscono le loro forze e fanno delle uova, cresciuti i piccoli dinosauri insieme ai grandi distruggono il parco. Per fortuna Ghost ha sviluppato molto coraggio e fa a lotta con tutti (danza del guerriero) e li batte tutti. Ci mette una notte e due giorni e finisce verso sera. Ora è di nuovo stanchissimo e si mette a dormire in un prato. E Ghost sogna. Sogna di essere in Egitto e di cercare delle mumie, ma non riesce a troverne neanche una. Le cerca nelle bare di tutto il paese ma niente. Poi sogna di trovarne una che assomiglia tanto a Ghostina ma nel momento che vuole abbracciarla lei sparisce.
Ghost si sveglia di soprassalto, è spaventato e piange. Gli sembra di non poter trovare mai più Ghostina. Dalla tristezza intona un canto d’amore (Poesia d’amore) per Ghostina e prega il vento perché glielo porti. Ghost si riaddormenta perché è tornata notte. Di nuovo sogna la mumia. La mumia entra nella sua casa, quella in cui abitava quando era viva. Va a prendere la sua corona perché era una regina. Se la mette in testa, la porta fuori sul prato dove sta dormendo Ghost e 
la mette in testa a lui. Sorge il sole e Ghost si sveglia. E davvero si ritrova la corona in testa. E`molto sorpreso. Ma allora è stato un sogno o è stato tutto vero!?!?!?! Non capisce più niente. Ha capito un’unica cosa: lui è un re e deve andare a prendere la sua regina. Riparte pieno di fiducia e speranza.
Per strada trova una mappa a scacchiera con delle caselle rosse. Finalmente arriva al castello, entra e trova un pavimento a scacchiera proprio come quello della sua mappa, va su tutte le caselle rosse, poi prova a mettere un b
astone su una casella che non era segnata sulla mappa e quella mattonella esplode. Poi ci sono tre porte, due con un mostro e nella terza c’è Ghostina chiusa in una gabbia. Ma prima c’é ancora da sconfiggere Bad. (Esercizio ginnico che consiste nel superamento di una difficoltà  e nel trovare un oggeto). Bad si trova sopra ad un ponte di legno, sotto al quale passa della lava. Ghost trova un’ascia e spezza il ponte. Bad cade nella lava e muore. Così Ghost riesce a salvare Ghostina. Ci sono altre tre porte. Ghost sceglie la terza. Ecco tante persone che vestono Ghost e Ghostina da sposo e sposa. E finalmente Ghost e Ghostina si possono sposare. Se non sono morti vivono ancora felici e contenti.